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Adunata degli Alpini, Genova apre le celebrazioni nel segno del Ponte Morandi: domani alzabandiera in De Ferrari

Oggi la commemorazione al Memoriale del Ponte Morandi con la deposizione di una corona per le vittime del crollo. Venerdì 8 maggio il via ufficiale alla 97ª Adunata nazionale con le cerimonie istituzionali nel centro città

Genova entra nel vivo della 97ª Adunata nazionale degli Alpini con una giornata di memoria prima dell’apertura ufficiale delle celebrazioni. Oggi pomeriggio l’Associazione Nazionale Alpini ha reso omaggio alle vittime del crollo del Ponte Morandi con una cerimonia al Memoriale, culminata nella deposizione di una corona di fiori. Un momento di raccoglimento che ha richiamato il legame tra Genova e le penne nere, nato anche nelle ore più drammatiche successive alla tragedia del 14 agosto 2018.

Quando il Ponte Morandi crollò, l’allora sindaco Marco Bucci contattò il presidente dell’Associazione Nazionale Alpini chiedendo il supporto della struttura di Protezione civile delle penne nere. Non si trattava soltanto di un aiuto operativo, ma anche di una presenza capace di dare conforto a una città colpita da una ferita profonda. Proprio quel legame è stato ricordato oggi al Memoriale, dove la commemorazione ha assunto il valore di un ponte simbolico tra la memoria della tragedia e l’arrivo dell’Adunata.

Alla cerimonia hanno partecipato il presidente del Consiglio regionale della Liguria Stefano Balleari, il presidente del Consiglio comunale di Genova Claudio Villa, il consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini Maurizio Pinamonti, presidente di Adunata Alpini 2026, il vicepresidente nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini Severino Bassanese e una rappresentanza dei familiari delle vittime, in accordo con il presidente del Comitato Ricordo Vittime Ponte Morandi. La commemorazione ha aperto il calendario dell’Adunata nel segno della solidarietà, della comunità e del ricordo.

Domani, venerdì 8 maggio, la manifestazione prenderà ufficialmente il via alle 9 in piazza De Ferrari con l’alzabandiera del Tricolore. Saranno schierati la Fanfara della Brigata Alpina Taurinense, una compagnia militare e i gonfaloni della Città di Genova, della Città metropolitana e della Regione Liguria. Alla cerimonia parteciperanno la sindaca Silvia Salis, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e il consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini Pinamonti.

Alle 10, in piazza della Vittoria, si svolgerà la cerimonia dell’Onore ai Caduti con la deposizione della corona d’alloro al monumento dell’Arco della Vittoria. A deporla saranno il presidente nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini Sebastiano Favero, il comandante delle Truppe Alpine, generale di divisione Alberto Vezzoli, la sindaca Salis e il presidente del Consiglio regionale Balleari.

Alle 10.30 sarà poi il momento dell’inaugurazione delle due Cittadelle degli Alpini, quella militare e quella della Protezione civile, allestite nei Giardini Brignole in piazza Giuseppe Verdi. Anche questo passaggio sarà accompagnato dai saluti istituzionali e rappresenterà uno dei primi momenti pubblici dell’Adunata, destinata a portare in città migliaia di penne nere e visitatori.

Il programma della giornata proseguirà nel pomeriggio. Alle 18.30 dal Porto Antico partirà la sfilata dei vessilli verso piazza De Ferrari. Alle 19 seguirà la sfilata dei gonfaloni, del Labaro dell’Associazione Nazionale Alpini, del vessillo della Sezione di Genova e della Bandiera di guerra del 2° Reggimento alpini. La giornata si chiuderà in piazza De Ferrari con gli onori alla Bandiera di guerra e ai gonfaloni e con il discorso di benvenuto della città da parte della sindaca Silvia Salis e del presidente della Regione Marco Bucci.

Dopo settimane di preparativi, ordinanze, modifiche alla viabilità e misure straordinarie di accoglienza e sicurezza, Genova si prepara così ad aprire ufficialmente l’Adunata. Il primo atto, però, è stato dedicato alla memoria del Ponte Morandi: una scelta che richiama la storia recente della città e il ruolo che gli Alpini ebbero nel momento dell’emergenza, quando la loro presenza fu anche un segnale di vicinanza a una comunità ferita.


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